Quarantena pt.2

Questo, dal mio punto di vista, è un buon momento per stare zitti.

Quella che si è figurata inizialmente come un’emergenza temporanea sta diventando la nostra nuova normalità.

Certi giorni tutto ciò sembra solo un brutto sogno, e poi ti accorgi che è reale.

C'è chi è abituato a lavorare a casa e stare parecchie ore al giorno dentro le mura domestiche senza avere relazione fisiche con altre persone, mentre c'è chi soffre a non avere una routine ed andare in ufficio tutti i giorni.

Personalmente sono abituato a stare a casa, parlare davanti ad un obiettivo anziché una persona, ed essere produttivo e performante in questa situazione.

Ma la verità è che la mia concentrazione si è abbassata drasticamente nelle ultime settimane.

Non me ne faccio una colpa, è giusto così, non lo posso controllare in questo periodo.

Chi crea contenuti online su base quotidiana o settimanale impara a convivere con la presenza costante di una scadenza che, se troppo ambiziosa, porta nella maggior parte dei casi al burn-out.

«Devo condividere ciò che penso, che ho appena visto, e appena fatto.»
«Devo pubblicare un video su questo trend, devo fare più views.»

Questo dal mio punto di vista è un buon momento per stare zitti.

Lasciare parlare chi ha qualcosa da dire, e non mi riferisco per forza a medici, scienziati e politici, ma anche a qualcuno che semplicemente ci sappia far sorridere e intrattenere.

In questo momento è importante.

Chi ha meno di 40 anni e sta affrontando questa apocalisse in pigiama sul divano di casa come me, sappia che con ogni probabilità i momenti duri per noi devono ancora arrivare.

E sarà allora che potremo dire:

Si stava meglio quando si stava peggio.